
Il brulichio è una delle cose che mi colpisce andando a giro per tutti questi paesi che si stanno sviluppando così rapidamente. Mi fa pensare a come doveva sentirsi un geometra italiano tra gli anni cinquanta e sessanta: nonostante - Dio lo perdoni! - i disastri che stava facendo.
E' bello sapere che, lavorando, il giorno dopo starai meglio.
Noi, invece, ingessati senza poter tirar fuori niente di nuovo, preoccupati del domani. Allibiti davanti alla finanza ed agli economisti che pretendono (pretendevano) di tirar fuori la materia dal niente, da crediti inesistenti (ad esempio). Un'impresa che non è riuscita neppure ai chimici, che se ne sono usciti sconsolati con un "nulla si crea, nulla si distrugge".
I disastri finanziari di questi giorni serviranno a qualcosa? Chissà. C'è una cosa ovvia da fare, tirarsi su le maniche e lavorare. Ricominciamo a brulicare
Tanto per aiutare, ecco un piccolo pezzo di musica, un brano di Bach (preludio della corale BWV 639) suonato da Eduard Artemyev, genio russo del sintetizzatore. Un disco purtroppo difficile da trovare ma che è un peccato non avere (è la colonna sonora del Solaris di Tarkovsky).
Basta andare sul vecchio blog, che so come usare, e fare click sul play. Sentire come deterge, come lascia sereni e positivi.
2 commenti:
Ecco, dai, andiamo tutti sul vecchio blog a senti' Bach sintetizzato.
Una Volpe...
(cioè, ora capisco tutto... non lo sapevi usare!)
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